mercoledì 8 giugno 2016

Quando Guidi #GUIDAeBASTA


Contate fino a 27. Se vi sembra un lasso di tempo lunghissimo, sappiate che è quello che serve per recuperare la piena attenzione dopo aver inviato un sms mentre siete al volante. Impossibile? Assolutamente no. A dimostrarlo c’è uno studio del 2015 condotto dall’Università dello Utah per la AAA Foundation for Traffic Safety che ha evidenziato, ancora una volta, quanto l’uso di smartphone in auto sia pericoloso per la sicurezza.

Un’analisi davvero allarmante, soprattutto se a questa informazione si aggiungono i dati raccolti dall’istituto inglese Transport Research Laboratory, secondo cui mandare messaggi mentre si guida è più rischioso - in termini di attenzione - che mettersi al volante da ubriachi. Eppure, pur essendo ormai chiaro a tutti quanto distragga il cellulare in auto, quanti di noi riescono a farne a meno?

I dati dell’ACI-Automobile Club d’Italia e dell’ISTAT parlano chiaro: le nuove tecnologie sono una delle principali cause d’incidente sulle strade. Nel 2015 le infrazioni contestate per utilizzo di telefono o smartphone alla guida senza vivavoce o auricolari sono state 48.524, il 20,9% in più rispetto all’anno precedente. E non è un caso che anche gli incidenti mortali, in calo fino a 2 anni fa, abbiano avuto una preoccupante inversione di tendenza l’anno scorso, quando sono stati 1627, ossia 40 in più del 2015.

Il quadro insomma è davvero inquietante: con il boom degli smartphone la necessità di stare sempre connessi – su Facebook, Instagram, Twitter o Whatsapp – è diventata una priorità anche al volante. Dove, però, essere distratti può avere conseguenze anche mortali. Sono lontani i tempi in cui, come accadeva a Massimo Lopez in uno spot della SIP nel 1992, una telefonata allungava la vita. Oggi, anzi, la vita rischia di durare meno, se si considera che anche gli incidenti “autonomi”, vale a dire che non coinvolgono gli altri veicoli, sono in aumento. E le cause, anche in questo caso, sono legate alla distrazione, allo stato psicofisico non ottimale e, soprattutto, alla sopravvalutazione delle proprie capacità di guida. È frequente, infatti, la convinzione di riuscire a seguire la strada senza problemi rispondendo, allo stesso tempo, al telefono o guardando se è arrivata quella mail tanto importante dal capo.

E non è un problema solo delle nuove generazioni. Secondo gli ultimi dati raccolti, un incremento significativo degli incidenti stradali rispetto al 2014 si è verificato negli over 30. In donne e uomini maturi, dunque, che proprio per la loro esperienza credono di essere in grado di gestire il volante in una mano e il telefonino nell’altra, senza alcuna conseguenza per sé o per gli altri.
È per questo che Anas e Polizia di Stato hanno unito le forze per realizzare una nuova campagna e cercare di rendere consapevoli gli automobilisti – giovanissimi e non – sul pericolo dell’uso degli smartphone al volante. Slogan dell’iniziativa, la cui testimonial sarà la conduttrice radiofonica di Radio Deejay La Pina, sarà “Quando guidi #guidaebasta”. Un invito, insomma, a concentrarsi sulla strada imparando a non dover essere sempre connessi.

La campagna, che verrà diffusa online e in radio, sfrutterà il potenziale comunicativo di due video e una app. Scopo dei primi sarà mostrare i risultati di un esperimento incentrato proprio sull’attenzione. In che modo? Tre personaggi scelti dalla Pina verranno chiamati ad attraversare un enorme gonfiabile da parco giochi con una palla in una mano e un cellulare nell’altra. Nel tragitto dovranno rispondere a sms, chiamate e mail senza far cadere la palla, dimostrando così quanto sia alta la distrazione quando il cervello è impegnato con il telefonino. L’app, invece, ha come obiettivo quello di far concentrare gli automobilisti solo sulla guida. Disponibile per Android e iPhone, una volta scaricata sullo smartphone metterà il cellulare, su richiesta, in modalità “Do not disturb” in modo da silenziare la ricezione di messaggi e telefonate che possano, in qualche modo, distogliere l’attenzione dalla strada. Non solo. Con la stessa app si potranno avvisare i propri familiari che si è al volante e che non si può rispondere fino all’arrivo a destinazione.

Una sorta di “angelo custode” pensato non certo per demonizzare le nuove tecnologie – utilissime e divertenti se utilizzate nel giusto contesto – ma per aiutare a usarle più responsabilmente senza mettere in pericolo la vita propria e degli altri.

(COMUNICATO ANAS)

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